Iniziamo con le forbici! La potatura di allevamento

B&B Frutta - Accademia della Mela - Potatura di allevamento

Tra le pratiche agricole fondamentali per lo sviluppo di un meleto vi è la potatura: c’è chi esagera e usa la motosega…ma siamo sicuri che talvolta non sia la scelta giusta?

Come sempre la risposta più adeguata è “dipende”, ma da cosa in particolare?

-dalla vigoria della pianta

-dall’età della pianta

-da come è stata gestita la potatura degli anni precedenti

Prima di addentrarci in punti più specifici, partiamo dalle basi!

Usualmente suddivisa in potatura di allevamento e di produzione, questa attività è alla base del successo di una buona e costante produzione negli anni.  In questo articolo andremo ad analizzare in modo approfondito la prima, cronologicamente prioritaria per la cura della pianta.

Difatti, la potatura di allevamento è riservata a piante che vanno dalla fase di impianto fino al terzo anno di età, ed è normalmente eseguita durante il periodo invernale.

Il principale obiettivo è quello di dare fin da subito alla pianta l’impostazione e la struttura più adeguate, mantenendo l’habitus vegetativo in funzione della varietà e garantendo così una più veloce entrata in produzione.

Ora entriamo nel vivo: ma da cosa dipende veramente la potatura?

– Varietà: possiamo dire con certezza che cultivar come per esempio Gala, Fuji, e Granny Smith hanno fisiologicamente dei portamenti vegetativi diversi, motivo per cui la potatura si deve adeguare ad ogni singola varietà.

– Portainnesto: oggi il più utilizzato è l’M9 T337; tuttavia, negli ultimi anni stanno prendendo piede nuovi modelli di portainnesti:

  • M9 Emla
  • La serie Pajam
  • La serie Geneva
  • Altri ancora in fase di test da parte degli istituti di ricerca

La potatura deve tener conto anche di queste strutture, senza comunque mai dimenticare la risposta delle piante in conseguenza dei tagli che si vanno ad effettuare!

– Sesto di impianto: sesti di impianto più fitti (tra le file o sulla fila) rispetto ad altri più larghi sono da gestire diversamente per garantire l’adeguata esposizione alla luce, la forma della chioma e l’equilibrio vegeto – produttivo

– Forma di allevamento: non tutte le varietà si adattano a tutte le possibili forme di allevamento. L’obiettivo è quello di mantenere la pianta all’interno di sesti prestabiliti, cercando di occupare gli stessi nel minor tempo possibile: puntiamo ad entrare in produzione quanto prima! Infatti, varietà con poca vigoria non sono adatte per impianti a guyot o a bi-asse. Al contrario, varietà vigorose e che magari necessitano di colorare bene i frutti, si possono maggiormente adattare a queste forme in parete.

– Tipologia di terreno: l’eterogeneità dei terreni italiani è molto ampia. All’interno di zone ben delimitate si passa da terreni sabbiosi, ad altri a medio impasto, ad altri ancora con un buono stato di terra mista a ciotoli con ghiaia oltre i 40 cm di profondità, ad altri addirittura limosi-argillosi. Ne è una conseguenza che anche le risposte vegetative delle piante siano particolarmente variabili. Oltre a ciò, fattore determinante nella gestione del frutteto è capire se l’impianto da potare è un ristoppio o se si sta lavorando su un terreno vergine. Nel primo caso, infatti, bisognerà spuntare maggiormente i rami della pianta per cercare di stimolarne la crescita vegetativa. L’obiettivo è sopperire a quella che viene denominata normalmente “stanchezza” del terreno!

– Qualità della pianta proveniente dal vivaio: le piante che si decide di utilizzare possono essere di ottima qualità (7 o più rami) o di qualità inferiore (3 o più rami). Questa differenza va ad incidere sulla potatura in fase di impianto, con conseguenze sull’impostazione della pianta.

E se si sbaglia?

Una potatura di allevamento del melo eseguita in modo inappropriato può comportare diversi rischi, tra i quali:

 Ridotta produzione: una potatura errata può compromettere la produttività delle piante anche oltre il 4° anno di età.

– Debilitazione dell’albero: una potatura troppo aggressiva può indebolire la struttura dell’albero, rendendolo più suscettibile ad attacchi esterni.

– Risorse spese inutilmente: una potatura scorretta non garantisce l’adeguato mantenimento della forma di allevamento decisa in fase di impianto, compromettendo nel tempo la sua capacità di crescere e fruttificare.

–  Malattie: la mancata asportazione di rami con cancri (es. Neonectria galligena) o altri rami mal potati possono diventare un terreno fertile per malattie fungine e parassiti, minacciando la sanità dell’intero frutteto.

 

Il consiglio dell’Accademia della Mela?

Le regole chiave da seguire per effettuare al meglio il processo di potatura sono tanto semplici quanto essenziali per arrivare ad avere piante sane e strutturate: eliminare rami che possano competere con lo sviluppo dell’asse centrale nel caso di piante vigorose o, al contrario, stimolare la vegetazione andando a “spuntare” i giovani rami, al fine di incentivare la pianta a creare nuove gemme fruttifere.

Tutto chiaro? Se hai piacere il nostro agronomo può raggiungerti nel tuo frutteto ed insieme potrete discutere riguardo a come meglio gestire la coltivazione melicola!

Enrico Mosconi Agronomo                        +39 345 927 53 29

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